VIA FLAMINIA

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Tavola Peutingheriana

La Via Flaminia è una via consolare romana che collega Roma a Rimini, oggi è classificata come strada statale SS 3 nel tratto tra Roma e Fano.

Attorno all’anno 220 a.C. il console Caio Flaminio diede inizio alla costruzione di una via consolare che collegasse Roma con l’Italia settentrionale, unificando e risistemando vari tratti preesistenti nei territori di Veio, Capena e Falerii (Civita Castellana). La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Adriano. Svetonio racconta infatti che Augusto:

« […] perché la città di Roma fosse raggiungibile facilmente da ogni parte, a sue spese, fece riparare la via Flaminia fino a Rimini e divise le altre strade fra i generali trionfali (che avevano avuto l’onore del trionfo), i quali dovettero ripavimentarle con l’argento del loro bottino. » (Svetonio, Augustus, 30.)

La storica via Flaminia, fatta aprire da Caio Flaminio nell’anno 202 a.C., costituisce oggi, soprattutto nel tratto che attraversa la provincia di Pesaro, un autentico unicum per la presenza di ponti, tagli nella roccia, gallerie, lastricati, sostruzioni, chiavicotti, cippi stradali e iscrizioni. Un complesso di resti archeologici di eccezionale rilevanza costituitosi attraverso i secoli con il sovrapporsi di stratificazioni e di interventi costruttivi vari.

La strada iniziava il suo itinerario dalle Mura Serviane assieme alla Via Cassia attraverso la Porta Fontinalis che si trovava nei pressi del Campidoglio e poi proseguiva verso Ponte Milvio.

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Da qui risaliva la valle del Tevere a (Civita Castellana) Faleri Veteres, entrava in Umbria a Ocriculum (Otricoli) quindi raggiungeva Narnia(Narni) dove c’erano due ramificazioni. Una – secondo la maggioranza degli storici è il percorso più antico (via Flaminia vetus) – piegava verso nord-ovest e passava per Carsulae (San Gemini),Vicus ad Martis (Massa Martana) e attraverso Mevania (Bevagna) raggiungeva Forum Flaminii (San Giovanni Profiamma) a nord-est di Fulginium, chiamato così dal nome della via Flaminia stessa. Un altro ramo (via Flaminia nova) da Narnia (Narni) giungeva a Interamna (Terni) e, attraverso Spoletium (Spoleto) e Fulginium (Foligno), si ricongiungeva, a Forum Flaminii, con il tracciato proveniente da Mevania. Passato Forum Flaminii e attraversato il Ponte Centesimo (così chiamato perché a 100 miglia da Roma), raggiungeva Nuceria Camellaria (Nocera Umbra), Tadinum (Gualdo Tadino), Helvillum (Fossato di Vico), ad Ensem(Scheggia) attraversava gli Appennini grazie al passo della Scheggia (m. 632), alle gole del Burano e alla galleria (forulum) scavata nella gola del Furlo. Discendeva sul versante Adriatico lungo la valle del Metauro passando per Luceolis (Cantiano), il vicus Cale (Cagli), la mutatio ad Intercisa, Forum Sempronii (Fossombrone), la mutatio ad Octavo (presso Calcinelli) fino a Fanum Fortunae (Fano)

Da qui proseguiva per Pisaurum (l’odierna Pesaro) e in seguito nel 187 a.C. fu prolungata fino ad Ariminum (Rimini), dove terminava il suo corso presso l’Arco d’Augusto.

Di notevole importanza dal punto di vista tecnico è la Galleria del Furlo, fatta scavare nel 76 d.C. dall’imperatore Vespasiano nella omonimagola del Furlo

 

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Nel menu in testa, sezione Via Flaminia, tratteremo i principali monumenti e ritrovamenti nel corso della Consolare Flaminia in riferimento al territorio di appartenenza alla Provincia di Pesaro Urbino:

Tavernelle – Mutatio ad Octavo

Fossombrone – Forum Sempronii

Gola del Furlo – Forulum

Acqualagna

Cagli – Ad Calem

Cantiano

 

I Testi sono a cura di Paolo D’Errico in collaborazione con Paola Bartoletti, Piergiorgio Budassi, Marco Casarini, Roberta D’Errico, Davide Fabbri, Luca Fabbri, Alessia Polidori, Luciano Poggiani, Daniele Tanoni. Alcuni di questi sono stati Rivisitati da Proloco Fano o presi da progetti di natura associativa.